Attenzione, work in Progress!
Rileggete i post che avete già letto. Li potreste trovare modificati.

Visualizzazioni totali

Dussoni di Malmori




Avevamo questo professore di disegno alle superiori, il Dussoni,  che era probabilmente frustrato di insegnare in un liceo e credeva, sperava, voleva essere all'università.
Così ci mandava a fare ricerche in biblioteche dove bisognava avere la malleveria solo per potervi accedere.
Quando glielo facemmo notare lui ci disse non mi interessa, problema vostro. Io gli risposi e invece le deve interessare professore perché non può darci un compito che sa non possiamo portare a termine.

Nei confronti del Dussoni, che ha continuato a insegnare almeno fino a una quindicina di anni fa..., c'era un lassismo pazzesco. Più lui era stronzo e ti terrorizzava più noi lo lasciavo fare.
Era giunto il momento di cambiare tendenza.

Indicemmo un collettivo di sezione doppio, riunendo in aula magna tutte e 10 le classi dove quel fascista insegnava. Proponemmo di firmare una ufficiale protesta da mandare al provveditorato nella quale ci lamentavamo per dei compiti assegnatici che non potevano essere portati a termine. Nella lettera avevamo anche minacciato di rivolgerci alla stampa.

I due bienni temevano ripercussioni da quella lettera, non solo del Dussoni,  e non volevano firmare.
Io intervenni con un discorso talmente retorico (Edison ha provato decine di migliaia di volte prima di ottenere una lampadina a incandescenza che funzionasse. Se non cercassimo sempre di migliorarci saremmo ancora nelle caverne col perizoma e la lancia in resta) che firmarono, probabilmente per non sentirmi più parlare.

In realtà non pensavamo che il provveditorato ci sarebbe stato a sentire, però dovevamo tentare.
Invece mandarono un ispettore.
Io ero il delegato di entrambe le sezioni e Dussoni cercò di screditarmi davanti l'ispettore facendo presente che io andavo male alla sua materia.
Gli risposi che non si doveva permettere. Che io lì rappresentavo 10 classi, quasi 300 persone e che era delle loro esigenze che dovevamo parlare. Se vuole discutere della mia carriera scolastica andiamo a discuterne in corridoio.
Alla riunione eravamo io, il Preside, l'Ispettore e il Dussoni. Io ero così furioso che lo avrei picchiato. Se solo avessi saputo come si faceva lo avrei preso a pugni, giuro.

L'ispettore rimase tre giorni a scuola, chiamando e interrogando molti studenti. Io pretesi e ottenni che nel caso di colloqui con studenti minorenni fosse sempre presente qualche rappresentante di classe maggiorenne.
Alla fine l'avemmo vinta su tutta la linea.
Niente più testi extra, il Dussoni doveva attenersi esclusivamente al libro di testo.
Quando lui ci informa di questa decisione presentandocela come una sua decisione punitiva  (ipocrita) invece di sbugiardarlo gli risposi che avremmo letto volentieri delle dispense aggiuntive al libro di testo ma che avrebbe dovuto fornircele lui, non mandarci allo sbaraglio a cercarle in una biblioteca nella quale non ci facevano nemmeno entrare.
Mi dispiacque un po' per quella prova di forza, che sembrava l'unico linguaggio che il prof. fosse in grado di capire, perché come insegnante il Dussuoni era senz'altro preparato (a differenza di quello di Inglese o quella di Biologia). Conservo ancora l'opuscolo di una mostra sul Dürer  sul quale era pubblicato un suo saggio davvero interessante.

Dopo questo scontro frontale Dussoni cambiò completamente atteggiamento con me, trattandomi non più come un suo studente, per giunta somaro, ma quasi come si tratta un collega col quale non vuoi entrare in confidenza. Sarà stata anche l'età, dopotutto ero stato già bocciato due anni ed ero più grande del resto dei compagni e compagne di classe.

Negli anni precedenti ne avevo avuto soggezione come chiunque altro o altra. Lui sapeva annichilirti  davanti la classe se, per esempio, non eri ordinato nel disegno. Io nel disegno sono sempre stato disordinato, disordinatissimo, sul pecione andante.

Così una volta mi chiese se mi veniva fame mentre disegnavo perché con i buchi lasciati dal compasso presenti sul foglio di disegno ci avrei potuto scolare la pasta... Era anche una bella battuta ma lui la aveva detta tremendamente serio, senza il minimo piglio ironico, come ti stesse accusando di essere tu la causa dei bambini africani morti di fame...

Una volta mostrò il disegno di un nostro compagno, a mano libera, che era sproporzionato e nel quale l'autore non aveva lasciato abbastanza aria occupando tutto il foglio.
Ce lo mostrò nominando il monumento che il nostro compagno aveva disegnato col carboncino, dicendo GALLA PLACIDIA con la voce ad effetto. faceva ridere, ma Giacomo non rideva affatto....

Io sfottevo il prof. come potevo lo avevo anche soprannominato Dussoni di Malmori dal cattivo del film I magnifici sette nello spazio interpretato da John Saxon.
Il resto della classe lo chiamava più immediatamente Dux soprannome più che meritato.

Durante i compiti in classe si inventava i compiti all'impronta e tu dovevi essere pronto a trascrivere quello che diceva e guai se non scrivevi abbastanza in fretta o chiedevi spiegazioni. Non ti chiamava nemmeno per cognome, ti diceva tu, tu, e dovevi capire a chi si rivolgesse.
Io che spesso non capivo e mi azzardavo a chiedere io? lui mi rispondeva non tu testa!, tu.
 
Certo anche noi ci mettevamo del nostro.

Così in primo, durante l'appello, Dussoni di Malm... il Dussoni ci disse che ci avrebbe messo un po' a memorizzare tutti i cognomi tranne quello di  un  compagno di classe che facendo Morandi, sarebbe stato facile da ricordare e quello sciagurato di Giacomo (quant'era carinoooo) aveva pensato a Gianni invece di Giorgio.
Va bene che eravamo ragazzini ma io Giorgio lo avevo studiato in terza media, e sapevo distinguere il pittore dal cantante...
Credo si sia trattato più di una distrazione bambinante che di ignoranza vera e propria se Giacomo pensò a Gianni piuttosto che a Giorgio, però non sono snob se dico che sono sempre stato circondato da imbecilli, ve'?


Commenti