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Aurelio



Una sera di fine Maggio, sarà stato il 1986, ero nel monolocale  di Patrick, il mio amico belga che rendeva la mia vita cosmopolita.
Era il suo compleanno e tra tanti amici e amiche a festeggiare c'è anche questo ragazzo, Aurelio, che non conoscevo, non lo avevo mai visto prima, ma mi piaceva molto.

Mi interessava intellettualmente? No.

Mi seduceva con una conversazione brillante? Nemmeno.

Mi piaceva fisicamente. Mi sarebbe piaciuto farci sesso.

Ora anche tra maschi promiscui le cose non sono mai così dirette.

Ciao.
Ciao.
Ti va di fare sesso con me??
Si.

Almeno non chez Patrick.

O forse sono solo io che non sapevo come si fa.

In ogni caso adocchio Aurelio e Aurelio adocchia me.

Non trascorriamo la sera vicini, ognuno ha il suo giro di amici, io Pasquale, sua sorella Lucia, Angela e Frances, lui la sua amica Sara.
Con la coda dell'occhio però controlliamo sempre l'uno gli spostamenti dell'altro.

Poi, più tardi, quando gli invitati cominciano ad andarsene e Sara si meraviglia che Aurelio non torni a casa con lei - anzi, ora che ci penso, mi pare di ricordare proprio che si incazzò - finalmente Aurelio si avvicina.

Io sto sfogliando uno dei tanti libri stranieri di Patrick, questo è di  Jurgen Draeger, un pittore-disegnatore-illustratore attore tedesco che ha lavorato  in diversi film di Fassbinder, e che si è ispirato ad alcuni fotogrammi del suo Querelle per trarne dei magnifici disegni.
Un volume d'arte, di grandi dimensioni, che sfoglio con molta curiosità e interesse, adoro Querelle e adoro Fassbinder.
Con Patrick abbiamo organizzato anche una retrospettiva su Reiner al Cinema Teatro Nuovo, l'anno prima, ma penso che Aurelio creda stia sfogliando il libro per il suo contenuto erotico.

Senza dire niente Aurelio si siede vicino a me.
Siamo seduti sul letto di Patrick, usato a mo' di divano.
Anche le altre persone invitate siedono per terra, la stanza è piccola e non ci sono sedie sufficienti.

Cominciamo a guardare il libro insieme, con calma, lentamente, senza dirci niente.
Sappiamo entrambi che, finito il libro, ci baceremo.
Inizia allora un gioco a chi è più lento.
Io giro pagina e Aurelio senza dire niente mi ferma la mano per tornare a due pagine indietro e guardare un disegno che gli era sfuggito.
Io lo lascio fare. Anzi, un paio di volte torno indietro di pagina anche io.
L'alcool e le canne dilatano i tempi, questo gioco potrebbe durare dieci minuti come tre quarti d'ora, non so più.

Comunque eventually arriviamo alla fine del libro. E senza esitare, chiuso il libro, cominciamo a baciarci.
E' un gesto unico, libro chiuso bocche dischiuse, che segnano l'inizio di una notte trascorsa insieme nella quale abbiamo dormito poco e ci siamo esplorati molto. Una notte di sesso molto dolce e tranquillo, per niente performativo.
Nessun rumore di chiappe sbattute come nei porno. Ma che immaginari sessuali sono quelli?

Ho ancora vividi nella mente i pori larghi della pelle bianca e spessa di Aurelio, le ossa grosse del suo corpo minuto,  l'odore forte del suo corpo, di sudore e di sperma, le sue labbra morbide e grandi, il sapore della sua saliva, la sua lingua calma, accogliente, che mi lascia esplorare la sua bocca completamente, gengive e denti compresi, il suo sesso eretto, fiero e delicato, un fiore che colgo con decisione e senza fretta.

Ricordo i suoi occhi castani da siciliano che mi guardano senza sfuggire mai, il suo sorriso sempre un po' imbarazzato che te lo fa venire subito duro.

Mi cullo ancora nel ricordo della spossata intimità che ci fa dormire nudi e abbracciati, insieme, come lo facessimo da sempre, le epidermidi appiccicate dal sudore e non solo.

Quando Patrick rientra in casa, era uscito per accompagnare Pasquale e le sue amiche, ci trova nel suo letto, seminudi e abbracciati, e allora esce di nuovo e va a passare la notte da Pasquale.

Grandi gli amici, no?

Ecco.
Una notte così uno se la porta nel cuore.
Perché quell'intimità non è da tutti, non la puoi improvvisare. Succede. E basta.

Il risveglio non fu altrettanto memorabile.

Aurelio è nervoso, ha voglia di andarsene, nemmeno si lava.
Io ho voglia di fare colazione,  di stare a parlare con lui, senza correre, magari per conoscerlo un po'.
Non mi sento naïf nemmeno un po' se cerco di baciarlo ancora visto che ho ancora del suo sperma rinsecchito sulla mia pelle e sui cappelli.
Aurelio reagisce come gli avessi chiesto del denaro in prestito.

Patrick arriva in quel momento.

Io indosso solo la maglietta e Aurelio è pronto ad andarsene.
Patrick cerca di convincerlo a rimanere, agitando i croissant che ha portato mentre io indosso i miei slip che sono rimasti aggrovigliati tra le lenzuola.
Aurelio è inamovibile e se ne va.
Patrick è talmente amico da non chiedere niente.
Facciamo colazione insieme e commentiamo la sua festa di compleanno.  Me ne vado che è quasi l'ora di pranzo.

Due sere dopo rivedo Aurelio per caso a Forte Prenestino per il concerto dei CCCP.
E' Sara che si accorge di me e viene a salutarmi calorosamente, quando le chiedo di Aurelio lei un po' si imbarazza e io credo sia in qualche modo gelosa.
Poi arriva Aurelio che sta andando dietro, letteralmente, questo ragazzo alto e dinoccolato, vestito à la mode e col ciuffo da viveur.
Aurelio mi passa davanti, è impossibile che non mi abbia visto, eppure segue questo ragazzo senza nemmeno salutarmi come se nemmeno mi conoscesse.
Io mi inalbero come se mi avessero pestato un callo, devo anche gridargli qualcosa dietro ma Aurelio è già fuori portata.
Ora capisco l'imbarazzo di Sara.

Ci rimasi malissimo.
La presi sul personale.
Pensai che se Aurelio mostrava cotanta indifferenza voleva dire che gli avevo proprio fatto schifo.

Oggi che ho un po' più di esperienza mi rendo conto di quanto io non c'entrassi niente. Più semplicemente Aurelio ed io avevamo diverse visioni del sesso.

Per me il sesso, anche quello più squisitamente sessual-gastronomico, era sempre un'esperienza di relazione.
Per molti, moltissimi ragazzi, come Aurelio, no.

Altro che conoscenza biblica, dopo il sesso si è sconosciuti più di prima.

Più di prima perché quell'unico interesse che puoi avere per un ragazzo nuovo, il sesso, lo hai già consumato  e dunque quel ragazzo non ti interessa più, sei proiettato oltre, verso tutti quei ragazzi che ancora non conosci e che hai fretta di scoprire perché poi invecchierai e i ragazzi non ti guarderanno più (vi ricordate l'orribile discorso che fa ad Elio suo padre in Call Me By Your Name?) .

E io che pensavo di non essere piaciuto ad Aurelio! ero proprio una checchina naïf.

Io facevo sesso perché mi volevo innamorare. Al sesso come piacere, come  ginnastica di divertimento, come palestra  ci arriverò molto più tardi, dopo i quarant'anni, quando, finita la storia con Daniele, mi dedicherò a un bel po' di rimorchio sfrenato.

All'inizio volevo solamente dimostrare di essere ancora rimorchiatile e volevo fare quell'esperienza di rimorchio che in età adolescenziale non ero mai riuscito ad avere, proprio perché ogni cazzo succhiato all'epoca era sempre per amore. Non ridete, ci credevo veramente...

Poi scoprii che quando fai sesso più lo fai più lo vuoi fare. Mi ero immaginato che raggiunta una certa assiduità poi l'interesse cala. Non puoi mica magiare sempre pasterelle.
Invece no.
Diventava una questione di performance, di numeri, di giorni in cui non lo facevo.
Ed eccomi correre al pc per combinare un incontro...
Certe volte mi è capitato anche di incontrare anche più persone nello stesso giorno.

Però anche se facevo sesso per divertimento e non più per innamorarmi per me il sesso continuava a rimanere uno strumento di incontro, di conoscenza.
Mi piaceva con alcuni di loro rimanere,  dopo l'orgasmo, a parlare e chiacchierare, confrontando esperienze e abitudini.
Molti appena goduto se ne andava e di alcuni mi dispiaceva.
Di altri non mi dispiaceva affatto, tutt'altro.

Però ero sempre presente, a me stesso e con loro.

Per Aurelio il sesso era solamente una funzione corporea. Come la deiezione.

E dopo aver cacato non hai conosciuto niente. Ti pulisci il culo e te ne vai.

Ecco cosa gli rimprovero, di avere trasformato il sesso in merda!



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