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Mio fratello. Le sere del Pantheon 3



Eravamo usciti io e Paolo, il mio fidanzato ballerino.
Volevo farlo conoscere ad Ale mio fratello e viceversa.
Li ho portati al Chiostro del Bramante, che all'epoca era ancora un semplice cortile di un palazzo nel quale abitavano molti dipendenti del comune di Roma.
Essendo un normale edificio di abitazioni il portone era chiuso e bisognava sperare di incontrare qualcuno che usciva, o entrava, per vedere una delle opere più importanti del Rinascimento cinquecentesco, una delle prime progettate da Bramante a Roma dopo il suo periodo milanese. Se suonavi al citofono non ti aprivano. Ci avevo già provato con scarso successo.
Quel pomeriggio buio di novembre avevamo avuto fortuna ed eravamo riusciti ad entrare di sottecchi.
Ale sembrava divertito nel vedermi assieme a Paolo, Paolo era in competizione con Ale e non capivo perché.
Io sciorinavo le mie lezioni di Dussoni sul Chiostro ma né Paolo né Ale sembravano particolarmente interessati alle mie descrizioni, mentre facevo notare loro come  fosse costituito da due ordini, costruiti secondo la regola di Vitruvio, seguita anche da Leon Battista Alberti che l'aveva riscoperta, che prevede per il secondo ordine (il primo piano) una diminuzione dell'altezza di un quarto rispetto al livello precedente.
Mi arenai quando li vidi particolarmente distratti mentre commentavo come il Chiostro fosse molto spartano, privo di ogni decorazione, a differenza dai lavori realizzati da Bramante a Milano nei quali aveva fatto ampio uso di decorazioni secondo il gusto lombardo.

Quando smetto di parlare nessuno mi chiede perché ho smesso.
Restiamo un poco in silenzio tutti e tre, mentre io cerco di baciare Paolo che continua a fare il restio. Anche prima, per strada, avevo cercato di prenderlo per mano ma lui si era subito sciolto dalla mia presa.
Perché ti ritiri?, gli faccio,  non ci guarda nessuno! Che ti vergogni di mio fratello? Sono irritato come se mi avessero prestato una collana preziosa e poi mi impedissero di indossarla.
Ale sorride, Paolo mi tiene il muso, poi va verso il centro del chiostro, accenna timido un cambré. Ale lo guarda ammirato, allora Paolo si stimidisce ed esegue un jeté e poi un brisè. 
Ale mi sussurra ma è bravo! mentre Paolo trona verso di noi, mi cinge i fianchi e mi bacia.   
Io credo che si stia sperimentando nel ritagliarsi uno spazio affettivo nostro ma sono in errore, dopo quel bacio Paolo mi dice che è tardi e deve tornare a casa.
Saluta Ale con un gesto timido della mano, si volta a guardarmi ancora una volta per farmi uno dei suoi sorrisi e poi io e Ale siamo soli nel Chiostro.
E' molto carino, mi dice Ale prima ancora che gli chieda cosa ne pensa di Paolo.
Però non essere così duro con lui, continua con aria di rimprovero.
- Che intendi dire? 
- Non puoi pretendere che sia a suo agio come te quando vi tenete per mano.
Guarda che non è come pensi cerco di spiegare a mio fratello.
Lui è timido quando si tratta di prendermi la mano ma poi è capace di farmi questo in mezzo alla gente alla fermata di Termini della metropolitana.
E metto la mia mano a conchiglia sul pacco di Ale, come ha fatto ieri Paolo con me.
Ale non si scosta e continua a guardarmi negli occhi, arrossendo impercettibilmente.
Dal pacco di Ale parte una scarica elettrica  che attraversa la mia mano,  improvvisamente calda,  risale sull'avambraccio, su su fino alla spalla e arriva dritta alla base del collo.
Una scarica che mi sorprende perché giunge del tutto inaspettata.
Sapevo di provare dei sentimenti per mio fratello ma non pensavo ci fosse attrazione o desiderio.

Mentre io levo la mano, che ha esitato solo un paio di secondi più del necessario, dal suo pacco Ale mi dice Sai Ale non tutti sono forti come te.
A me sembra di ingannarlo perché io mi sento tutto tranne che forte.
Non sono forte, gli dico a denti stretti.

Ale si fa silenzioso, si appoggia su una delle colonne del Chiostro e mi dice Beh più di me sì. Io mi sento libero di essere me stesso solo qui a Roma. A Stia torno ad essere l'Ale che tutti pensano che io sia, etero e fidanzato. Stia è il suo paese di origine.
Perché sei fidanzato? gli chiedo mentre dentro mi cresce un dolore immenso... Non potrò mai capire Ale al 100% perché io non posso andare dove lui va visto che a me le ragazze non piacciono.
Da cinque anni, con Cecilia. 
- E lei lo sa? 
- Sa cosa? 
- Che ti piacciono anche i ragazzi.
- Certo che no! E non deve saperlo, mai! Vedi io la amo ma questa cosa dei ragazzi non so come gestirla...
- Perché, non lo sapevi?   
- L'ho sempre saputo ma non ho mai pensato potessi arrivare a farlo... E adesso...
- Adesso? 
- Non so come tornare indietro.
- Direi che puoi andare solo avanti...
- Non so se riuscirei a lasciare Cecilia
- Perché dovresti? 
- Perché vado a letto con gli uomini!
- Perché tutt'e due è vietato?
Beh, riprende, non credi che dovrei scegliere?

Ecco qui un altro ragazzo bisex che sente di dover scegliere. 
Qualche anno dopo il mio amico Agostino  mi dirà, con le lacrime agli occhi, di non sapersi decidere a scegliere tra uomini e donne e io gli risponderò con le stesse parole che dico adesso a mio fratello:  capisco se mi dice che non sa scegliere tra Marco e Giovanna, questo lo capisco molto bene, ma scegliere in astratto tra uomini e donne questo non lo capisco per niente, non lo capirò mai.
Se ti piacciono entrambi perché devi rinunciare a uno dei due?

E dinanzi questa domanda Ale come Agostino mi guardano persi nel vuoto dei loro pensieri.

Se a me capitasse anche solo di innamorarmi delle ragazze, non capisco quale scelta avrei da fare.
Certo sarebbe difficile vivere in due mondi impermeabili e pensati incomunicanti come quello etero e quello gay.

Se sei bisessuale non vieni mai creduto.
Ti giudicano un un gay che si vergogna di esserlo, sia da parte dei ragazzi etero che da parte di quelli gay.
Per tacere delle ragazze che, quando scoprono che vai anche solamente a letto coi ragazzi, senza nemmeno fartici mai una storia, si sentono tradite e credono che con loro tu abbia finto.

Sono pensieri imposti dal patriarcato talmente violenti da essere generati direttamente nell'archipallium, il nostro cervello da serpente, e sono molto difficili da eradicare. Peggio dell'hiv.

E' dura essere bisex in una società maschilista e sessista che non ti fornisce alcun immaginario bisex, perché l'attrazione per gli uomini e le donne sono considerati incompatibili ed autoescludentesi.

Ma che chi è bisex arrivi davvero a pensare che il problema sia in loro e non già nelle categorie così ristrette e restrittive della società mi pare una assurdità grande quanto i conigli sulla Luna di del Bono*.

Ale mi guarda annaspando, teme che mi abbia deluso, ma si sbaglia.

Io devo ancora elaborare che sono attratto da lui e non riesco a pensare a nient'altro.

Usciamo dal chiostro e ci avviciniamo al Pantheon. Per strada Ale rimane in silenzio.
Poi mi prende per mano. Io lo guardo, meravigliato, lui mi sorride con quegli occhi a pesce fracico dei quali ormai so davvero di essermi innamorato.

Al Pantheon il vocio dei nostri amici rimane in sottofondo, come nei film, io penso ad Ale, alla sua Cecilia e mi chiedo se mi stia bene questo suo modo di comportarsi, di pensare e di essere.

Ma ormai è troppo tardi...





*All'epoca delle prime tv locali a Teleroma56 andava in onda questo programma tv dove due tizi, uno favore e l'altro contro, parlavano di  vita extraterrestre.
Però non già nell'universo, dove è sicuro che ci sia, bensì qui nel nostro sistema solare, dove invece, al di là degli amminoacidi su Io, non c'è.  
Quello a favore, che si chiamava del Bono, parlava di conigli sulla Luna e di canali su Marte. 
Io e Andrea ne eravamo molto molto divertiti. 
Del bono, che era un signore sovrappeso con due occhiaie da Panda, lo usavo come metro di paragone. Quando non ci andava di fare una cosa dicevamo preferisco fare grado sei a Del Bono

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