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Silviamica


Da quel che vi ho raccontato della stro... di mia sorella Silvia penserete che io l'abbia sempre odiata. Perché mai?
Perché ho scritto di volerla strangolare?
Schiaffeggiare?
Perché ho scritto che oltre a essere perfida è anche stupida?
Va beh, ma allora vi fermate solamente alla superficie delle cose.
Dietro quelle mani strette sul suo collo di str... ehm sul collo di mia sorella, in fondo in fondo c'è amore, come Akab ama Moby Dick, Khan ama Kirk.
D'altronde in fondo in fondo in fondo come Desdemona vuole farsi ammazzare da Otello (ricordate Pasolini?) così io voglio farmi ammazzare da mia sorella...  perché a differenza di me, che lo dico come can che abbaia e non morde, lei un po', ad ammazzarmi, non solo ci ha provato, ma ci è anche un po' riuscita, o, almeno, qualche segno me lo ha lasciato.

Ma non è sempre andata così.

C'era un tempo, lontano e bucolico (che non è la colica del buco) in cui io e Silvia eravamo amici e ci divertivamo.

Nella nostra prima infanzia giocavamo a albero mi dai una pera? un gioco che facevamo io e mamma quando Silvia manco c'era.
Consisteva in un gioco fisico e il fatto che io riuscissi, tra l'altro, in tutti e due i ruoli mi meraviglia come fosse un superpotere.
La persona più grande è sdraiata prona, le gamme flesse, i piedi verso i glutei. Il bambino o la bambina si siede sopra le ginocchia dell'altra, dell'altro.
Poi il gioco comincia.
Chi sta sotto chiede a chi sta sopra, Albero, albero, mi dai una pera? L'albero deve dire di no.  
- E dai albero una sola.
- NO.
- Guarda che io ti sego una gamba.
- Non m 'importa.
Così, facendo il rumore della sega (mamma faceva zan zan zan zan che era più un mickeymousing che un rumore realistico) la persona che sta sotto, distende una gamba e chi sta sopra ora è seduto, seduta, su un ginocchio solo.
- Allora albero, adesso me la dai la pera?
- NO.
- Guarda che sego anche l'altra gamba.
- Non m'importa!
Zan zan zan zan e anche l'altra gamba andava giù e con quella io, o mia sorella, con grande divertimento di entrambi. E di mamma.

Ricordo che quando ero io a stare su, avevo sempre paura di pesare troppo a mamma, di farle male, che lo sforzo potesse farle venire una crisi di cuore. Ne aveva di tanto in tanto e in quel caso, a seconda del tipo di crisi, prendeva una tra due medicine, la coramina o il sympatol. Non ho mai capito in base a quali criteri le scegliesse. Ero io a somministrargliele, mamma mi diceva anche il numero di gocce da usare.

Mia sorella da piccola era molto più atletica ed energica di me. Gattonava alla velocità della luce. Non riuscivi mai ad acchiapparla. Si nascondeva sotto i letti e spesso si incastrava coi ciucci (così mamma chiamava i due ciuffi di capelli che le legava ai lati della testa) nelle molle della rete del letto e toccava a me infilarmi sotto il letto e andarla a districare. Era un animaletto potente e vulnerabile. Un amore.

Quando io stavo giù e mia sorella su,  potevo permettermi varianti del gioco più performanti.
Così, una volta, invece di segare le gambe dell'albero, dissi guarda che io abbatto l'albero.
Mia sorella non coglie la differenza e continua a stare nel gioco dicendo NO.
Allora io invece di flettere le gambe le piego verso sinistra e mia sorella vola sul letto accanto, i ciucci obliqui per la velocità di caduta.
Quanto ridevamo!!!!

Io mi ero inventato un gioco di improvvisazione.
Lei era sempre nella posizione dell'albero e faceva finta di essere una televisione. Doveva improvvisare una scenetta comica, se mi piaceva la lasciavo continuare, se non mi piaceva facevo finta di cambiare canale e lei doveva cambiare improvvisazione.
Una volta Silvia improvvisa una lezione di ginnastica.
Lei faceva l'istruttrice, femmina mascolina: in piena coerenza con gli stereotipi di genere (mia sorella non avrà avuto più di quattro anni) per lei una femmina sportiva era un mezzo maschio.
Ora mia sorella da piccola era alquanto paffutella, colpa dell'iperalimentazione che andava di moda all'epoca. O almeno, in Ginecrazialand.
Insomma mia sorella è lì, sulle mie ginocchia a dire, col vocione da maschia, Ragazzi, facciamo ginnastica. Correte! Saltate. Su, giù. Su, giù. Ora giochiamo a palla  e fa finta di guardarsi intorno. Poi si prende una tetta, fa il gesto di staccarsela dal corpo, con tanto di rumore (t-ch) e inizia a far finta  di far rimbalzare la sua tetta  (sua dell'istruttrice, che mia sorella a 4 anni di tette non ne aveva) come fosse una palla.
Ho riso per ore.

Più o meno nello stesso periodo, mi ero inventato una coreografia/rituale contro l'interdizione materna della coprolalia. Guai se io o mia sorella dicevamo una parolaccia.
Il guaio è che per mamma erano parolacce anche le parti del corpo o le funzioni corporali.
Niente cacca, ma quella grossa, niente pipì ma quella piccola, della piciollla e della patata già lo sapete...
Io mi ero inventato questa coreografia che mia sorella e io eseguivamo alla perfezione e, soprattutto, all'unisono.
Si parte dando la schiena alle persone per le quali stai eseguendo la coreografia.
Gambe divaricate braccia alzate e lontane dalle testa. Si flette il busto portandolo a terra, la testa tra le gambe ,a guardare il pubblico sottosopra ,poi si ritorna nella prima posizione, si fa un passo indietro, cioè verso il pubblico, e si ripete il movimento.
Per ognuna delle due posizioni si dice, con la voce più allegra possibile, cantando su due note diverse, una per parola, Culo e Cacca. Culo-e-cacca, culo-e-cacca. Ad libitum.

Culo e Cacca era molto gettonato in Ginecrazialand, faceva sorride zia Clara, faceva preoccupare zia Zizzi, che aveva qualche fissa con l'igiene, per cui solo a sentir nominare il culo e la cacca si sentiva  sporca, faceva scompisciare nostra cugina Letizia, la figlia di zia Zizzi , che non solo ne era fan ma che,  con le sue continue richieste di esecuzione (mi fate culo e cacca?) l'aveva anche sdoganata, la coreografia, impedendo a mamma di proibircela.

Io e mia sorella eravamo molto fisici, stavamo sempre a cercare un contatto che per noi significava gioco, ma anche, amore, affetto, bisogno reciproco, solidarietà, presenza, disponibilità, tutela.

Mi ricordo una volta che stavamo in un negozio ad aspettare il nostro turno e io sbattei ripetutamente la mia mano contro il fianco di quella che credevo fosse mia sorella, mentre era una ragazzina che mi guardò storto, mentre io le chiesi mille volte scusa, spiegandole pensavo fosse mia sorella...
All'idea che la ragazzina potesse pensare a quel mio gesto come a un approccio sessuale io mi vergognai come se mi avessero sorpreso a scopare con mia madre. La ragazzina tra l'altro era anche molto bella, con questi capelli neri lunghissimi fino al sedere e io mi sentivo ancora di più un molestatore...

Mia sorella è sempre stata molto disponibile a tutte le mie idee di gioco.

Che si trattasse di eseguire le più improbabili coreografie che mi inventavo per un pubblico materno e ...nonnerno  sempre poco interessato (non che le coreografie fossero interessanti ma eravamo bambine no?) o interpretare delle scenette nelle quali coinvolgevo anche Cinzia e Marilena, due vicine di casa napulitane, scenette nelle quali io ero sposato con Cinzia ma per strada incontravo Marilena, la mia ex,  che si era risposata (e Silvia faceva il marito) e nel vederla io capivo di amarla ancora.
Mia sorella partecipava sempre con disponibilità,  magari meno entusiasta di quanto non fossi io, ma non mi diceva mai di no.
Questo glielo devo riconoscere.

Una volta che ci annoiavamo da morire, era estate, e nonna non ci faceva scendere in strada perché si pranzava poco dopo (una volta per strada era impossibile riacchiappare Silvia almeno che lei non volesse essere presa) organizzammo un piano per fare arrabbiare nonna, così, tanto per fare qualcosa.

Dovevamo fare molto rumore, in modo che nonna, che già si era arrabbiata e si era chiusa in cucina, uscisse dalla cucina con la cucchiarella in mano, che usava per menarci - cucchiarellate simboliche che non facevano così male, ma sempre cucchiarellate erano -  allora io e Silvia dovevamo scappare in camera nostra, Silvia si rifugiava nel balcone, del quale io avrei poi chiuso la porta finestra, per andarmi  a rifugiare a mia volta sotto il letto.
Così avvenne, e nonna, non potendoci cucchiarellare, si morse nervosa una mano urlandoci vastaaaaaaseeeee.

Credo che le cose fra me e mia sorella siano cominciate a cambiare nel 1982, dopo la morte di nonna.
Ci si mise di mezzo anche la pubertà che per mia sorella fu traumatica, perché quando lei scoprì i ragazzi, che le piacevano quanto a me, di più è impossibile, quando scoprì come funzionava tra ragazzi e ragazze lei si sentì giustamente in prigione.
Perché i ragazzi potevano flirtare con tutte le ragazze e tutto il mondo diceva di loro che erano fichi mentre se flirtava mia sorella era una zoccola?

Credo che una delle cause del rodimento di culo di mia sorella fu proprio l'asimmetria di genere con cui le ragazze crescono nella nostra società maschilista.

Che mi hai portata a fare in pasticceria se mi tieni a dieta?

Credo che mia sorella, a causa di un maschilismo interiorizzato, abbia temuto di essere davvero un po' zoccola, e che questa mignottaggine congenita l'abbia un po' turbata.

Naturalmente non esiste mignottaggine alcuna in mia sorella, tutt'altro. Per il maschilismo imperante una ragazza è mignotta appena è lei a guardare un ragazzo, figuriamoci se si mette a scegliere con chi uscire e chi no. Mia sorella ha sempre saputo come gestire quei deficienti guidati dall'ormone diventando la profumiera di tutte le profumiere. L'ho sempre stimata per questo e non mi sono mai preoccupato di doverla difendere in un ambito in cui sapeva difendersi benissimo da sola.

La sua era una ribellione al maschilismo imperante, però temendo che mamma o io potessimo giudicarla come lei giudicava in fondo se stessa Silvia andava in difesa preventiva.
Io non ho mai contato il numero di corteggiatori che aveva che comunque erano mere meno di quelle che si corteggiava Ernesto, per dire, se lo avessi fatto avrei tradito invidia, che per fortuna non c'era...
Le criticavo le scelte, quello sì.
Silvia si è sempre scelta tamarri fascistoidi che consideravano le donne esseri inferiori che dovevano stare in ginocchio, in tutti i sensi.
Per questo Enesto era stato una piacevole eccezione, educato, naturalmente gentile, mentre Maurizio, un suo grande fidanzato, un bravissimo ragazzo, era incapace di leggere la dedica che Paolo, il mio fidanzato, mi aveva scritto su una sua foto che mi aveva regalato, oltre il tuo infinito, senza sembrare l'istruttrice che mia sorella aveva imitato da bambina.

Credo che la sessualità si sia messa di traverso tra me e mia sorella e non ci abbia più permesso di essere franchi e onesti l'un l'altra.

Naturalmente questa è la mia campana, bisognerebbe sentire mia sorella cosa ne pensa, come si è vissuta gli anni di gioco, prima, e quelli di abbandono, poi.

Però la tetta-palla rimane il capolavoro di una genia!

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